Daverio per un nuovo Umanesimo.
Tornate all'artigianato.
Il 17 Marzo 2013, al convegno Umanesimo e tecnologia ne ha dette diverse. Innanzitutto, che stiamo offendendo i nostri avi, stiamo compromettendo le nostre eredità culturali, artistiche, storiche. Non investiamo in cultura e spendiamo molto più di altri paesi dove questo patrimonio è molto minore.
Non abbiamo cura della polis, non siamo interessati a rendere le città più belle e i luoghi più accoglienti. Eppure, la qualità della vita, il gusto della vita, la nostra storia, la nostra arte, la nostra gastronomia sarebbero e sono la carta vincente.
Siamo un popolo distratto, ha detto il celebre critico d'arte e giornalista. Continuando così ne pagheremmo le conseguenze perché la crisi mondiale ci verrà addosso, perché alla globalizzazione grigia e sorda non avremo nulla da opporre.
Daverio ripete quattro volte la pericolosità del progetto Gaia, quella super religione esoterica che sta prendendo piede pilotata in rete da certuni personaggi neo-politici (il riferimento a Grillo e Casaleggio è più che chiaro). Paragona Gaia alle idee di Goebbels (il ministro della propaganda nazista).
Qual è l'antidoto alla globalizzazione informe e inumana? Sono le nostre radici, afferma Daverio, il nostro senso di comunanza, il nostro buon produrre, la nostra identità, la nostra vita buona.
“Voglio salvare l'Italia”. E' questo l'appello che il critico lancia dal palco del Fermo Forum Marche. E' questo l'appello che ognuno di noi dovrebbe recepire e amplificare.
Ma come salvare il nostro Paese?
Innanzitutto con il rilancio della nostra prima “industria”, che è l'artigianato, l'attività manifatturiera (“solo la manualità ci salverà dalla religione della rete”), il prodotto del bello e del buono.
Una proposta: “Adottate un ricco”, aggiunge il sig. Philippe. “Spiegategli come si va a passeggio, come si gusta un paesaggio, come si dialoga con esso”. Insomma: invaghitelo e convincetelo a collaborare, a dare una mano. Nella piena consapevolezza, però. Che non è quella dell'obolo dato per carità, ma quella della coscienza di appartenere ad una terra comune, di cui ci si sente parti e a cui occorre restituire.
Cosimo il vecchio, nella Firenze del Quattrocento, ereditò dal padre tre libri, ne lasciò alla città 10 mila.
Alle Marche, Daverio lancia una proposta di gemellaggio con la Baviera, con quella parte di Germania che, rialzatasi dai disastri della Seconda Guerra Mondiale, ha saputo equilibrare sviluppo industriale, bellezza del paesaggio, cultura e tradizione.
Nulla da inventare, tutto da riscoprire e rilanciare.
Siamo nani sulle spalle dei giganti. Ma se ci rifiutiamo di salirci, nani resteremo e senza sguardo. E futuro.
(fonte: informazione.tv)
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